Il sogno cullato dai lavoratori

Sono cresciuto a Bagnoli negli anni in cui il tempo era scandito dalle sirene del “Cantiere” e il mare non era balneabile. Ebbene, mi ricordo che per gli operai e per l’intero quartiere il mare ormai veniva soltanto sognato, era stato perduto per la dura necessità del lavoro e che mai vi avrebbero rinunciato se solo avessero avuto la possibilità di riprenderselo.
La stessa amarezza per la chiusura della fabbrica venne temperata dall’annuncio del recupero del litorale e della balneabilità, che sarebbero state al servizio di un rilancio del territorio in cui sarebbe stato promosso l’equilibrio tra ambiente, lavoro, socialità.
Questo disegno, che era nato dalla collaborazione tra la più innovativa intellettualità napoletana e le espressioni più avanzate del movimento operaio veniva suggellato dalla firma di Vezio De Lucia e più tardi tradito dal consolidamento del sistema di governo di Bassolino, che gli preferì la solita borghesia degli affari e dei sotterfugi: Bagnoli operaia diventava “Bagnoli futura”, un’esperienza chiusa con il fallimento e un processo per disastro ambientale, oltre che con lo spreco di decine di milioni di euro.
Gli anni sono passati e Bagnoli è diventato un quartiere di pensionati. Sarebbe stato lecito aspettarsi una ripresa del progetto di De Lucia, ma ancora una volta le amministrazioni regionale e comunale scelgono un’altra direzione, perché è chiaro che senza la rimozione della colmata a mare il recupero ambientale sia della costa, sia del territorio devastato dall’inquinamento, in altri termini il sogno cullato dai lavoratori, il sogno promesso in cambio della rinuncia al lavoro e all’identità operaia del quartiere, resterà nel cassetto.
Ciro Esposito