Resistenza di un agricoltore

Coltivo ortaggi, frutta e uva sul crinale di Monte Sant’Angelo, all’interno dell’area urbana, zona più nota come Polo Universitario. Non riesco a risalire alla generazione che ha iniziato su questa terra ma sicuramente parliamo di quattro o cinque generazioni che hanno tratto sostegno economico e salvaguardato la diversità di questo posto. Ho continuato la tradizione familiare e coltivo con pochissimi mezzi meccanici, piccoli trattori e strumenti agricoli manuali, nonostante la fatica di una terra tutta in salita. Non so ancora per quanto mi sentirò di fare questo lavoro che è la mia passione ma che è sempre più faticoso.

Lentamente le colline intorno alla nostra sono sparite, lasciando il posto a tonnellate di cemento, lottizzazioni con ritmi veloci, a partire dagli anni sessanta come racconta Francesco Rosi in “Mani sulla città”, film denuncia che dovrebbe essere mostrato ai giovani per approfondire come la città sia diventata tanto mostruosa e come i terreni una volta agricoli siano stati sottratti ai piccoli contadini – come la mia famiglia – con il ricatto della povertà, con le lusinghe di facili arricchimenti, con regolamenti che facevano crescere di valore gli appezzamenti con finti pozzi d’acqua e finte coltivazioni a roseti. La mia famiglia ha resistito strenuamente a questi precipitosi cambiamenti perché eravamo sui confini e quindi siamo riusciti ad evitare gli espropri. Oggi quei lotti che non sono stati accaparrati sono rimasti preda di abbandono, degrado e rischi incendi che puntualmente all’inizio del caldo scoppiano violenti. Anche per questo abbiamo avviato un progetto del CES Corpo Europeo di Solidarietà “Tesorografia Flegrea” attraverso il quale protagonisti giovani – mia figlia Martina e suoi compagni di studio – per storicizzare le tradizioni e rendere vivo lo sviluppo del territorio flegreo.

Lo stare nelle Reti di cooperazione agricola alternative mi appartiene da più di 15 anni, già all’epoca di Ragnatela Autoproduzioni, all’interno della quale e con mercati itineranti, detti “mercati senza mercanti”, ci si confrontava con i modi di produrre e di consumare. Esaurita l’esperienza Ragnatela abbiamo fondato CortoCircuito Flegreo già nel 2010 e abbiamo iniziato un lungo e faticoso percorso per riconoscere criteri condivisi dai soggetti che intendevano farne parte. Questo nostro cammino ha avuto una curva ascendente, penso anche legato a fenomeni di moda, che ora sta mostrando una certa crisi rispetto alla fedeltà del mercato alternativo che sosteniamo con il nostro lavoro.

Dobbiamo però resistere anche se siamo stanchi, anche se c’è un deficit di partecipazione, spiegando a chi si avvicina a noi quanto sia faticoso per chi vive di questo lavoro andare avanti. Momento difficile, sicuramente, ma non abbandoniamo l’impronta che finora abbiamo creato.

Peppino Polverino, Corto Circuito Flegreo