L’occupazione della 10ª Municipalità

Il 5 marzo gli attivisti di Villa Medusa hanno occupato per quasi una settimana la sala consiliare della X Municipalità di Napoli, con l’obiettivo di far convocare al sindaco un consiglio comunale monotematico sull’emergenza bradisismica. “Le istituzioni non sembrano aver del tutto compreso la gravità della crisi – sottolineavano – e la gestione del rischio è sulle spalle dei cittadini”. Qualche giorno dopo l’occupazione, che ha visto partecipare moltissimi abitanti del quartiere a lunghe e accalorate assemblee – la scossa più forte di questo triennio ha provocato danni a molti edifici, rendendo ancora più esasperata la crisi e lasciando per la prima volta dopo quarant’anni centinaia di persone senza casa. Ci sembra importante ripercorrere quanto è successo a inizio marzo, per mostrare ancora una volta come il senso di responsabilità, la lungimiranza e la consapevolezza dei cittadini siano molto più avanti di quelli di chi ci governa.

Riccardo Rosa, napolimonitor.it


“I Campi Flegrei sono una vasta area vulcanica attiva caratterizzata dal fenomeno del bradisismo: una lenta deformazione del suolo che comporta fasi di lento abbassamento, alternate a fasi di sollevamento più rapido, accompagnate generalmente da terremoti superficiali e di bassa magnitudo”. Così il sito della Protezione Civile inquadra un fenomeno secolare che, già negli anni Settanta e Ottanta, aveva conosciuto crisi dovute a una sismicità significativa. Il terremoto di magnitudo 4.0 del 4 ottobre 1983 comportò grossi danni e diffuse un certo panico nella città di Pozzuoli, tant’è che una parte dei cittadini fu sfollata verso il litorale Domizio (Villaggio Coppola e Castel Volturno) e successivamente dirottata a Monteruscello. Una nuova fase di sollevamento della caldera, prima più lento e poi sempre più veloce, è iniziata nel 2005. Dal 2023 si è registrato un notevole incremento della frequenza delle scosse.

Ci accolgono nell’edificio della municipalità occupata due membri del laboratorio politico Iskra, Nour Diana e Umberto. La vitalità del contesto contrasta con la sterilità del palazzo consiliare: un vassoio di cornetti, il Risiko sul tavolo all’ingresso, il pupazzo di uno squalotto al microfono del parlamentino; in sottofondo, tra le voci dei ragazzi che chiedono chi voglia bere un caffè e chi voglia mangiare la pizza a pranzo, le canzoni di Pino Daniele. Sulle pareti diversi striscioni, in particolare salta all’occhio l’esclamazione che è diventata lo slogan di questa mobilitazione: “Non vogliamo contare i morti!”.

Seguiamo Umberto nella biblioteca dedicata al filologo Mazzacurati. È uno spazio piccolo, ma pulito e ben curato. Prima della pandemia di Covid-19 era aperto fino alle sette di sera, e veniva assai frequentato dai bambini delle elementari che seguivano il doposcuola, oltre che da studentesse e studenti universitari. Da quando chiude alle 14.00 è molto meno frequentata, motivo per cui durante l’occupazione si è deciso di renderla accessibile tutto il giorno.

Umberto spiega il motivo più immediato dell’occupazione, ovvero la richiesta di spostamento del consiglio comunale straordinario monotematico del 10 marzo dalla Sala dei Baroni del Maschio Angioino a Bagnoli, con l’obiettivo di includere gli abitanti del posto. Ci spiega che per non penalizzare gli abitanti del quartiere, intanto, durante l’occupazione, i lavoratori e i cittadini potranno normalmente accedere agli uffici.

Durante i primi tre giorni di protesta, assemblee e incontri si sono susseguiti, affiancati da momenti di volantinaggio e speakeraggio per le strade di Bagnoli. Ci sono state proiezioni di film, come “Il signore degli anelli” e “Margini”, e serate collettive di giochi da tavolo.

Diverse attività commerciali del quartiere hanno supportato l’occupazione, regalando piatti di pasta e bottiglie di vino. Durante la seconda giornata gli attivisti hanno organizzato un pranzo sociale con le persone, soprattutto le più anziane, che si sono dimostrate disponibili ad aiutarli laddove ci fosse la necessità (a cominciare dalle ricche colazioni appena svegli, dopo una notte in sacco a pelo).

“La vittoria – spiega Umberto – si qualifica e si quantifica attraverso le persone. È importante che la gente sappia che tu sei qui, ma anche che ti appoggi e che ti stia intorno, che partecipi per condividere una problematica che riguarda tutti noi”.

Gli occupanti hanno costituito insieme agli abitanti, fin dal 5 marzo, una assemblea popolare permanente. La crisi bradisismica si interseca d’altronde con gli sviluppi futuri dell’area e con altre questioni legate al piano di rigenerazione urbana del quartiere: la bonifica della zona dell’ex Italsider, la richiesta di un parco verde privo di cementificazioni (così come richiesto dai cittadini) e quella per un decreto ministeriale che vieti la costruzione di altri edifici nell’area dei Campi Flegrei.

Umberto ci parla di questioni tecniche, delle recenti modifiche al piano che impediranno la rimozione dell’inquinatissima colmata, del coinvolgimento ottenuto, attraverso la lotta politica, dei disoccupati del territorio, che si sono profilati per candidarsi a lavorare ed essere parte di un processo che chiedono essere sostenibile a livello ambientale e sociale.

“Sul bradisismo c’è invece un’azione a breve termine”, sostiene Umberto, spiegando che dagli anni Ottanta le istituzioni avrebbero dovuto intervenire in vista di un riacutizzarsi del fenomeno. Le richieste dei cittadini scaturiscono prima di tutto da una mancanza di prevenzione, ma anche di informazione, da parte delle istituzioni. Il sindaco Manfredi, in risposta a ciò, ha convocato il consiglio monotematico del 10 marzo al Maschio Angioino alle tre del pomeriggio, impedendo a gran parte delle persone del quartiere interessate, di prendere parte all’assemblea.

Intanto, in un documento programmatico preparato collettivamente, l’assemblea popolare chiede un’informativa chiara circa le zone di concentramento al momento delle scosse, e che queste siano dotate di servizi, bagni e letti. Umberto ci dice che solo durante l’occupazione in molti hanno scoperto dell’esistenza di brandine all’interno della municipalità, che potranno però essere messe a disposizione solo nel momento in cui la scossa supererà una certa soglia. Dal 6 marzo è inoltre attivo un database attraverso cui ci si può registrare per richiedere il controllo dell’edificio in cui si abita, con ingegneri che controllano la pratica di richiesta e operatori che aiutano a inviarla. Tutte queste informazioni, però, non sono praticamente condivise dalle istituzioni con i cittadini.

“E se dovessi scappare per la scossa?”, si chiedono in molti. “Se me ne volessi andare, ma non c’è un decreto ufficiale a impormelo e il proprietario sostenesse che la casa è agibile?”. A questo riguardo l’assemblea ipotizza la possibilità di un blocco degli affitti e dei mutui per coloro che lasciano le abitazioni anche senza comunicazioni ufficiali. Per quanto riguarda invece l’impatto emotivo dell’emergenza sui cittadini, si richiede l’istituzione di centri di ascolto psicologico, affinché le persone possano essere supportate tanto sul breve quanto sul lungo periodo.

Il pomeriggio di sabato 8 si è svolta l’ultima assemblea generale per sistematizzare queste rivendicazioni e preparare una risposta unitaria per il consiglio del 10 marzo. Il documento appare molto denso: tra le ulteriori rivendicazioni approvate all’unanimità viene aggiunta la richiesta di pubblicazione della documentazione sulla verifica sismica degli edifici, un’indennità per le notti insonni per chi si reca a lavoro dopo ore di sciame sismico, presidi fissi per il supporto medico e psicologico di emergenza e non solo. L’assemblea si è conclusa con la notizia della convocazione da parte dell’amministrazione comunale di un incontro sul territorio, a cui l’assemblea popolare parteciperà. Si resta in attesa della data, tra una scossa e l’altra.

Emma De Simone